Sappiamo bene quanto sia importante l’allattamento materno nei primi anni di vita del neonato: l’OMS raccomanda di offrire esclusivamente latte materno fino ai 6 mesi di vita e di continuare ad offrirlo fino a 2 anni o più. Fin dall’origine della vita ogni cucciolo umano ha ricevuto il latte della propria mamma: è sempre
stato così facile allattare?
Sarebbe interessante poterne parlare le mamme del passato: come hanno fatto le mamme dell’antico Egitto? E le mamme del Rinascimento? E le nostre nonne e bisnonne? Chissà quali siano state le loro difficoltà e le soluzioni che hanno trovato per far fronte alle piccole o grandi sfide dell’alimentazione neonatale. Una cosa è certa:
l’allattamento, così come l’accudimento neonatale, è influenzato ed influenza la società nella quale viviamo.

Siamo nel 2017 e la giornata passa frettolosa tra le mille faccende domestiche ed extra: alle volte si arriva in un battibaleno alle ore serali e ci si chiede “Di già??”; il lavoro ci richiede di essere splendenti, puntuali, sempre in forma e soprattutto “efficienti” (concetto che andrebbe sviscerato, magari in un altro articolo); ci si destreggia tra le bollette di casa da pagare, il guasto alla caldaia e le riunioni a scuola con le insegnati; poi di corsa al supermercato ed infine si ritorna a casa per riunirsi con tutta la famiglia.
Siamo nel 2017 e la maggior parte degli spot pubblicitari riguardano i farmaci. Il XXI secolo ci vuole più sani che mai (e ringraziamo di vivere nel boom del progresso e della ricerca scientifica e di avere le disponibilità economiche per curarci). Vogliamo vivere in salute: mica è una pretesa, è un diritto ben specificato anche nella
nostra costituzione (Art. 32).
Siamo però una società contraddittoria: da una parte osanniamo le buone pratiche e gli stili di vita più genuini, dall’altra impediamo o discriminiamo la prima fonte di alimentazione che la Natura ci regala, l’allattamento.

Mi piace sempre ricordare questa riflessione, più vera che mai: “…se si rendesse disponibile un nuovo vaccino che prevenisse un milione o più di morti infantili all’anno, e che fosse oltretutto poco costoso, sicuro, somministrabile per bocca, e non richiedesse catena del freddo, diventerebbe immediatamente un imperativo di salute pubblica.
L’allattamento al seno può fare questo e altro, ma richiede una sua ‘catena calda’ di sostegno … e protezione da pratiche dannose. Se questa catena calda si è persa nella nostra cultura, o ha dei difetti, è giunto il tempo di farla funzionare”. (J. Dobbing)

In che modo l’allattamento nel 2017 viene discriminato?

La più grande forma di discriminazione (a mio avviso) è l’allontanamento per “atti osceni” o “mancato senso di pudore”. Purtroppo tutti noi siamo a conoscenza di questi fatti scandalosi; è inevitabile la condanna morale, professionale e soprattutto umana e la necessità deontologica di prendere le difese agendo nel rispetto dei diritti umani. Come può una mamma che sta allattando turbare così tanto una persona seduta al tavolino a fianco? Non è forse l’immagine più idilliaca e naturale del mondo? Eppure oggigiorno si sentono questi fatti di cronaca che
dividono l’opinione pubblica: chi sostiene la naturalità del gesto e la “libertà di alimentazione”, chi riconosce l’importanza di allattare ma “magari sarebbe meglio in un luogo appartato” e infine chi discrimina per totale ignoranza e finto-pudore. L’ultimo fatto è accaduto pochi giorni fa proprio a pochi chilometri da casa mia: mamma che si regala una coccola al bar e nel suo istinto di madre risponde al bisogno del proprio bambino offrendogli latte fresco alla fonte. Non è stato necessario attendere molto che subito è arrivata la proprietaria, una donna, chiedendo alla coppia di allontanarsi perché “nel locale ci sono altre persone e quello che state facendo è poco decoroso”. Questa è l’ultima delle tante storie che capitano troppo di frequente.
Il controsenso così inconcepibile è che per prima cosa, il seno non viene neanche intravisto dato che buona parte è nella bocca del bambino; secondo aspetto ancor più incredibile è che noi siamo costantemente bombardati da corpi semi-nudi di donne che per puro scopo commerciale vengono fotografate con posizioni e parti di corpo scoperte per attirare l’attenzione e inviare impulsi che richiamino quel brand o quel prodotto. La differenza sostanziale è che in una mamma che allatta il messaggio è di puro accudimento; nel cartellone pubblicitario il richiamo è commerciale. Notate anche voi il paradosso? Il problema è che siamo abituati a vedere la donna semivestita in tv tanto da non scandalizzarci più; la mamma che allatta invece è ancora un miraggio.

Esistono altre forme di isolamento per la mamma che allatta?

Certo che si. E siamo proprio noi che circondiamo quella bella famigliola. Chiedere a una mamma che sta allattando il suo bambino a 13 mesi “ma come? Lo stai ANCORA allattando?” oppure “non pensi sia diventato grande per mangiare dalla tua tetta?” o ancora “ma non sai che il latte oramai è acqua?”…tutte queste domande, gratuitamente offerte, non fanno altro che assecondare la teoria ingiustificata e non-scientifica che l’allattamento non sia poi così importante. Tutte queste forme di giudizio insinuano un qualcosa di sbagliato e accende quella miccia che potrebbe creare un dubbio nella mamma che fino a quel momento pensava di fare la cosa più giusta (e difatti la cosa più giusta la stava facendo: stava accogliendo la richiesta del proprio bimbo!). Gli others ovvero le persone a cui facciamo riferimento sono i primi influenzer della nostra vita: li ascoltiamo, riflettiamo sui solo consigli, accettiamo le critiche o al contrario discutiamo per affermare la nostra tesi. Gli others sono persone che ci conoscono e in virtù della relazione che c’è tra noi e loro ci regalano impressioni spassionati sul nostro modo di accudire il nostro bambino. Non voglio dire che una mamma debba agire da sola per la sua strada, è giusto che ci sia un confronto con le persone che la circondano…allo stesso tempo penso che le stesse persone dovrebbero chiedersi: “Pensavo che allattare dopo i 12 mesi non fosse poi tanto necessario: ho sentito dire che il latte diventa acqua e che è solo una forma di vizio. Dici che sono rimasta indietro con l’informazione? Quali sono le ultime scoperte?”. Probabilmente se ci poniamo con un atteggiamento positivo e meno giudicante potrebbe instaurarsi un dialogo con quella mamma e magari scopriamo che il latte materno a 12 mesi di vita del bambino copre ancora il 75% del fabbisogno giornaliero e che l’attacco al seno favorisce la relazione mamma-bambino oltre che aumentare nel bambino stesso la sua autonomia e la spinta verso il mondo (sembra un controsenso ma è realmente così).

COSA POSSIAMO FARE DUNQUE?

Ogni figura che circonda la mamma può e deve fare la sua parte:

  • i professionisti sanitari devono aggiornarsi sulla base delle ultime evidenze scientifiche e promuovere le buone pratiche di salute;
  • il papà deve essere coinvolto nelle scelte e reso partecipe degli eventi: è lui il primo protettore della famiglia;
  • i parenti e gli amici possono partecipare agli incontri di informazione e documentarsi sulle inversioni di rotta in campo di accudimento neonatale. Comprendo che sia difficile per una nonna del 2017 cambiare i concetti e pratiche che qualche decennio fa venivano decantati dai sanitari di allora. Aiutiamo anche loro ad aggiornarsi;
  • tutte le altre persone che per il momento non sono coinvolte nell’evento nascita è bene che sappiano quale sia la raccomandazione ufficiale e quale sia il buon-senso.

Tutta la società è coinvolta nella crescita di un nuovo cucciolo d’uomo: un proverbio africano recita “per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio”. Noi tutti possiamo essere questo villaggio: a partire da noi sanitari, dalle nonne e le zie alle educatrici del nido e le insegnanti di scuola, dalle istruttrici di nuoto alle mamme dei compagni di scuola, dalle commesse in negozio all’impiegata in banca, anche il Papa che ha avuto la sensibilità di accogliere le mamme che allattano durante la messa. Tutti noi, nessuno escluso, possiamo essere il villaggio che aiuta una mamma a crescere il proprio bambino.

Dr.ssa Schiavello Antonella
Ostetrica e socia fondatrice dell’Associazione Culturale MA.MA
www.accudimentoneonatale.com
www.facebook.com/ostetricaantonellaschiavello

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