Come promuovere una pedagogia dell’ascolto?

L’ascolto è alla base di qualsiasi processo educativo. Oggi sentiamo spesso dire, da genitori ed insegnanti: “I bambini non ascoltano più. Sono distratti. Poco concentrati. Non sanno ascoltare.” Queste considerazioni andrebbero però analizzate alla luce di un contesto culturale e sociale molto più complesso.

In primo luogo, cosa significa “ascoltare” ? Ascoltare significa mettersi in relazione in modo profondo. Non è udire, o sentire. Ascoltare è un processo globale che coinvolge pensiero ed emozioni. Spesso, ad un bambino distratto, poco concentrato, con scarsa capacità di mettersi in ascolto, corrisponde un’attività poco stimolante, proposta dall’adulto di riferimento. Prima di etichettare un bambino in base ad un suo atteggiamento è sempre bene considerare tutto il contesto educativo. “Prive del contesto, le parole e le azioni perdono di significato” (Bateson) L’ascolto è indubbiamente, oggi, uno dei temi più importanti da mettere in campo in un progetto educativo. Si ascolta poco. E non riguarda solo i bambini.

L’ascolto è come uno specchio

Per educare all’ascolto è in primo luogo indispensabile che ci sia un adulto capace di ascoltare. Ascoltare il bambino nella sua globalità: accogliere la sua voglia di raccontare, di essere, i suoi bisogni e le sue emozioni. È necessario recuperare il valore della comunicazione, dello scambio autentico e profondo che si genera quando almeno due persone si mettono in relazione fra loro. La relazione è incentrata sull’ascolto. E l’ascolto non prevede giudizio.

Ascoltare non è eseguire

Bisogna anche fare una precisazione importante. Il bambino in ascolto non è il bambino che esegue alla lettera la richiesta dell’adulto. A volte confondiamo ascolto con obbedienza, collocandoci così su un terreno pedagogicamente ambiguo. Un bambino in ascolto è un bambino che sa stare e sa vivere intensamente un “qui e ora” che si tratti di uno spazio di dialogo, di gioco strutturato, di attività espressiva. È un bambino che sa mettersi in contatto con il suo interlocutore, che riesce a sintonizzarsi con l’altro. Che sta imparando a comunicare in modo efficace. Che sta imparando anche a vivere momenti personali in cui concentrarsi su pensieri, idee, progettualità: che sia fare un disegno o giocare con le costruzioni. Un bambino in ascolto impara a confrontarsi con l’attesa senza ricavarne frustrazione, uscendo fuori dalla logica del “tutto e subito”.

Come promuovere una pedagogia dell’ascolto?

Dal nido alla scuola primaria è possibile educare all’ascolto creando condizioni adeguate e percorsi espressivi specifici. Proviamo ad analizzare alcune linee-guida fondamentali:

Spazi e materiali per “mettersi in ascolto”

Un ambiente caotico, non strutturato a misura di bambino e saturo di materiali con cui giocare non faciliterà la capacità di stare in ascolto. Un ambiente con troppi stimoli suggerirà al bambino una miriade di attività da svolgere e, invece di essere interessante, sarà un contenitore troppo pieno e destabilizzante. In questo contesto traboccante di proposte il bambino tenderà a passare freneticamente da un’attività all’altra, senza riuscire ad esplorare in profondità nessuna delle esperienze in atto.

Il silenzio come strumento educativo

Il silenzio è fondamentale per mettersi in ascolto. Occorre però superare il concetto obsoleto e controproducente del “silenzio imposto e punitivo” che spesso viene utilizzato a scuola per mettere a tacere i bambini. È necessario promuovere e sostenere un silenzio amico, da scoprire, con stupore e curiosità. Un silenzio che può essere esplorato attraverso il gioco e le attività espressive. È per questo che ai bambini propongo, nei miei laboratori espressivi, il “Regno del Silenzio”: un percorso didattico che ho ideato con il Metodo Teatro in Gioco®, incentrato sul gioco teatrale, sulla narrazione, sul movimento creativo e le attività sensoriali dove, spesso, il silenzio diventa un protagonista assoluto. Il silenzio diventa uno spazio simbolico dove ascoltare il nostro corpo che si muove oppure i nostri pensieri che producono narrazioni o generano domande. Il Silenzio diviene il luogo magico dove ascoltare storie sussurrate e ricche di emozioni. Permettere ai bambini di “scoprire” il silenzio significa consentirgli di mettersi in ascolto di sé e degli altri, potenziando la capacità di concentrarsi, di rilassarsi, di stare bene.

La narrazione favorisce l’ascolto

Raccontare fiabe è un’attività preziosa per lavorare sull’ascolto attivo e condiviso. Quando l’adulto racconta una fiaba ai bambini si crea uno spazio d’ascolto molto denso di valenze educative e simboliche. Il bambino si mette profondamente in relazione con l’adulto che narra e con la storia narrata. Raccontare fiabe aiuta i bambini a potenziare la capacità di stare in ascolto: il bambino abituato ad ascoltare storie aumenta i suoi tempi di attenzione.

La curiosità e lo stupore, alleati dell’ascolto

Come sappiamo, lo stupore è il motore della ricerca e della scoperta. Un bambino è per natura curioso e lo stupore alimenta la sua voglia di sperimentare e conoscere. Per permettere al bambino di potenziare la capacità di concentrazione e attenzione, e quindi di stare in ascolto durante un’attività educativa, è necessario nutrire la curiosità. Il bambino, per mantenere alta la sua attenzione, ha bisogno di appassionarsi ad un’attività, di sentirsi coinvolto. La fotografia in alto cattura un frammento di una narrazione al buio, dove i bambini hanno illuminato lo spazio con delle torce e, giocando al faccio finta che, hanno cercato insieme a me una notte stellata. Il semplice – ma straordinario – fatto di spegnere la luce ed utilizzare le torce per illuminare il nostro spazio ha reso l’esperienza narrativa molto suggestiva e intensa, favorendo un clima di ascolto attivo e condiviso.

Rallentare: accogliere la pedagogia della lumaca.

Educare all’ascolto significa anche sostenere l’esperienza in divenire, fatta di attività da svolgere ma anche – e soprattutto – di quel linguaggio invisibile denso di sguardi, parole, relazioni, gesti. Un linguaggio fatto di un tempo che scorre lentamente e che permette al bambino di assaporare momenti, esperienze, emozioni. Per educare all’ascolto ci vuole tempo. Un tempo da vivere senza fretta, come ci ha insegnato Gianfranco Zavalloni – promotore della “pedagogia della lumaca” – e come ci ricordano anche le neuroscienze. Lamberto Maffei nel suo libro “Elogio della lentezza” ci ricorda che il nostro cervello è una macchina lenta… allora perché ci ostiniamo a correre? Perché trasciniamo i bambini con noi in questa corsa sfrenata? Ma, soprattutto, dove ci condurrà?

 

 

Educare all’ascolto è un vero e proprio progetto pedagogico da sostenere ogni giorno a scuola, con coerenza e intenzionalità. Significa in primo luogo mettersi in ascolto dei desideri e dei bisogni del bambino, in un clima privo di giudizio. Significa permettere al bambino di apprendere l’ascolto attraverso percorsi espressivi e didattici strutturati in modo specifico, valorizzando gli spazi di dialogo e narrazione. Proponendo poche attività al bambino ma stimolanti e in grado di accendere curiosità e stupore. Significa accogliere l’idea di un silenzio amico e complice, che diviene un prezioso strumento da scoprire insieme. Il bambino che riesce così a mettersi in ascolto, saprà contattare in modo più profondo i suoi pensieri e le sue emozioni. E saprà ascoltare i pensieri e le emozioni degli altri.

Helga Dentale è formatrice per educatori e insegnanti, ideatrice del Metodo Teatro in Gioco®, la sua sede operativa è a Roma ma lavora in tutta Italia per  condurre seminari e corsi di formazione. È autrice di libri di fiabe interattive per bambini e di pedagogia teatrale per adulti.

Sito: www.teatroingioco.it

fb: www.facebook.com/metodoteatroingioco/

Lascia un tuo pensiero...