Ogni azione educativa si intende tale quando passa un messaggio volto al miglioramento del comportamento, in funzione di una situazione, contingente o a lungo termine.

E’ importante porsi le domande giuste

  • Quale può essere il messaggio educativo insito nel castigo? Il fatto di rinunciare ad una cosa, andare ai giardini, uscire con gli amici…quali riflessioni provoca?
  • Che cosa insegna questa “rinuncia”?

Ogni volta che ci viene di ricorrere ad un castigo per i nostri figli o, ancor peggio, ordinare di sedersi su quelle orrende “sedie del castigo”, ancora presenti  in molte scuole, dovremmo porci queste domande.

Mettere in castigo è un’azione di forza che l’adulto esercita sul bambino, perchè l’adulto si trova incapace di gestire una sua frustrazione provocata da un comportamento, di fronte al quale si sceglie la strada dell’obbedienza a tutti i costi… ma questa non è educazione.

Nella relazione adulto-bambino vi dev’essere sempre una componente educativa. Di fronte al bambino disobbediente è sicuramente diffcile mantenere la calma ed esercitare tutte le nostre abilità genitoriali o di insegnante, ma è un nostro dovere e dobbiamo tentare di farlo, pensando a strumenti e strategie efficaci e funzionali.

Lo stesso concetto di obbedienza dovrebbe oggi essere rivisto.

Alla luce delle nuove linee educative è sempre più evidente che è buona prassi spostare la richiesta dell’adulto, dall’obbedienza alla collaborazione. Il bambino possiede molte competenze ed è assolutamente in grado di comprendere alcune situazioni, se adeguatamente esplicitate, e mettere in atto la sua capacità di collaborare, anzichè perseverare sulla strada dell’obbedienza che implica un ruolo passivo da parte del bambino. Quindi rendiamolo partecipe, soggetto attivo nelle nostre richieste e ci sorprenderà con la “sua” obbedienza!

Due motivi che non giustificano il castigo

Il castigo rappresenta  una scorciatoia che nell’immediato pone fine al conflitto ma che in realtà non educa e non insegna nulla, principalmente per due motivi, perchè il bambino in castigo:

  • non disimpara il comportamento sbagliato, per il quale è stato messo in castigo;
  • si crea un’ auto rappresentazione di sè che corrisponde solo a quel bambino “sbagliato”, alimentando comportamenti disfunzionali.

Il bambino infatti non può imparare nulla attraverso il castigo, se non provare quel senso di frustrazione e rabbia che termina con il senso di colpa, che lo porta a chiedere scusa e grazie al quale potrà uscire dal castigo. E’ un meccanismo perverso che non solo non lo aiuta a capire il proprio errore, ma alimenta emozioni negative, senso di colpa, senza elaborare soluzioni adeguate.

Questo non significa lasciare la piena libertà al bambino di comportarsi male o di picchiare, rubare il gioco al compagno..in tutte queste situazioni è necessario l’intervento dell’adulto che però non dev’essere volto alla punizione, ma all’ orientamento verso la strada della collaborazione e della consapevolezza.

E’ necessario fermare il gesto sbagliato, far notare l’errore, aprirsi all’ascolto e indicare il comportamento più adeguato alla situazione. Tutto questo, con il giusto esercizio, richiede davvero pochi minuti, contrariamente ad interminabili ore o giorni di castigo!

Inoltre, non meno importante è il rischio di alimentare nel bambino l’idea sbagliata di lui..il bambino che si è comportato male non è sbagliato. E’ il suo comportamento in un dato momento che risulta tale, non lui.

Ma questo ragionamento un bambino non è sempre in grado di farlo e finisce per autoalimentarsi come bambino “cattivo”, attivando tutta una serie di comportamenti in linea con questa rappresentazione che si è creato di sè.

Contrariamente a quanto sopra, sarebbe bene lavorare sulle risorse e non sulle mancanze. Un bambino che picchia perchè vuole un gioco del compagno, sicuramente attiva azioni sbagliate, ma non è “cattivo”, è solamente un bambino che non ha capito come relazionarsi per chiedere un gioco.

Dobbiamo quindi farglielo vedere, invitandolo ad usare le parole, stabilendo con lui nuove regole, orientando all’uso delle mani in modo diverso, ad esempio per giocare con il pongo o creare un bellissimo disegno, magari proprio con quel compagno o con quel fratellino che gli ruba sempre il gioco!

Tutto questo dobbiamo passarlo noi adulti e non credo si possa fare semplicemente attraverso un “facile” …castigo.

 

Sonia Pagliarino

Pedagogista – Esperta in processi educativi e formativi

www.soniapedagogista.com

fb @studiopedagogicopagliarino

 

 

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