Quante volte ad una neomamma può capitare che le si chieda quanto pesa il piccolo, se lei “riesce” ad allattare, se mangia abbastanza, se cresce? Di certo le occasioni sono numerose, la rete sociale attorno alla nuova famiglia sembra molto interessata all’appetito e alla mole del bambino, spesso addirittura il monitoraggio della crescita diventa fonte di preoccupazione per genitori e nonni, certi che il benessere fisico del nuovo arrivato dipenda principalmente dalla nutrizione.

Quante volte al contrario accade che l’interesse si sposti sul sonno? Spesso ci si sente rivolgere domande quali “la notte vi fa dormire?” ed in questo caso l’attenzione si sposta dal benessere del piccolo, al benessere dell’adulto, regalandoci un’immagine del sonno come di un qualcosa che vada ottenuto, richiesto al bambino, a beneficio della propria tranquillità. Da qui la ragione di un interesse rivolto in particolar modo al riposo notturno, momento durante il quale anche i grandi dormono.

E se invece il benessere del neonato dipendesse anche dal sonno?

Se dormire fosse una componente così importante del suo benessere psicofisico da meritare interesse e attenzione anche di giorno oltre che di notte, specie durante i primi mesi di vita?

Un neonato ha necessità di riposare circa 20 ore su 24 nei primi giorni, un tempo che tende a ridursi via via che cresce, ma con una gradualità la cui importanza spesso viene sottovalutata. Si pensi soltanto al fatto che il riposo diurno è necessario al punto da protrarsi per tutta la prima infanzia mantenendosi nel sonnellino pomeridiano fino ai 4-5 anni di vita.

Perché è così importante che dormano?

Il sonno è così importante per i piccolissimi a causa di tutte le informazioni che il cervello in espansione deve acquisire per sviluppare quelle competenze che gli serviranno per tutta la vita. Serve a “ricaricare le batterie”, ad alleggerire l’esercizio cerebrale che naturalmente ogni bambino compie per elaborare gli stimoli. Ad un adulto potranno sembrare processi semplici, ma per un neonato anche solo distinguere tra luce e buio, succhiare dal seno, riconoscere voci, suoni, comprendere il delicato momento del cambio del pannolino, sono passaggi che richiedono moltissime risorse cognitive e che, letteralmente, lo stancano. Mano a mano che crescerà la sua capacità di adattamento gli renderà possibile stare sveglio più a lungo, ma è altresì vero che le sue competenze si faranno via via più complesse: riconoscere il viso di mamma, emettere i primi suoni, afferrare oggetti, star seduto da solo, assaggiare i primi cibi solidi, gattonare, fino al grande traguardo, quello di camminare. Appare dunque importante come, anche se le ore di sonno diurno si ridurranno naturalmente, esse vadano mantenute per permettere al bambino un sano sviluppo psicofisico e che rivestano un’importanza particolare specie nel primo anno di vita.

Nel caso un neonato non riposi abbastanza, si può incorrere nel rischio di sovra-stimolazione che si manifesta principalmente con crisi di pianto e nervosismo. Pochi sanno che uno dei fattori all’origine di episodi di pianto prolungato è la stanchezza.

Spesso accade infatti che i genitori incontrino delle difficoltà ad aiutare i bambini a riposare di giorno e che questi piangano non appena adagiati nella culla o che si risveglino ogni 30-45 minuti, che equivale per loro ad un ciclo di sonno, al quale faticano ad agganciare quello successivo.

Come faccio a sapere se dorme abbastanza?

Prima di tutto una considerazione fondamentale: l’unità di misura migliore per valutare la quantità e la qualità del riposo di un bambino è la sua serenità. Se il bambino è sereno e tranquillo e non segnala disagi pur dormendo “poco”, evidentemente vede soddisfatti i suoi bisogni fisiologici pur dormendo meno di quanto ci si aspetterebbe in relazione alla sua età, esattamente come ci sono bimbi che mangiano di meno rispetto ad altri pur essendo perfettamente in salute.

Se invece piange molto, se si sveglia dai riposini diurni infastidito e lamentandosi come se fosse ancora stanco, se l’addormentamento richiede moltissimo tempo oppure se si sveglia molte volte di notte faticando a riaddormentarsi seppur nutrito, accolto e coccolato dai genitori, è possibile che non riposi a sufficienza. E’ infatti da sfatare il mito secondo il quale un piccolo che si svegli spesso di notte vada “tenuto sveglio” di giorno perché “forse non si è stancato abbastanza”. Le considerazioni fatte in precedenza ci dimostrano infatti che il sonno è così importante che “più si dorme, più si dormirebbe!” perché un adeguato riposo permette una crescita adeguata e serena e tiene bassi i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress.

E’ normale che i bambini si risveglino la notte, inizialmente per essere allattati spesso quindi i risvegli saranno naturalmente più numerosi, poi per tutta la prima infanzia per ricercare il contatto con la figura di riferimento, infatti sono da considerarsi assolutamente normali anche diversi risvegli per notte fino ai 3-4 anni di età. E’ altrettanto vero però che questi stessi risvegli dovrebbero essere caratterizzati da relativa tranquillità ed essere risolvibili in breve tempo grazie al contatto con il genitore.

Cosa fare dunque per aiutarli a riposare più a lungo e più serenamente?

La risposta è nel tenere a mente la loro necessità di contatto. I neonati provengono “da mamma” e poiché nella pancia sono stati sempre circondati dalla presenza materna è assolutamente normale che durante il riposo, momento durante il quale ci si abbandona completamente e non si ha consapevolezza di ciò che accade intorno a noi, abbiano bisogno di quella protezione e quel conforto che solo il contatto con un adulto di riferimento può dar loro. Ecco perché è assolutamente indicato tenerli in braccio, allattarli, intervenire prontamente ad ogni risveglio e, per i bimbi che sembrano richiedere con forza il contatto, essere tenuti in fascia, un potente richiamo alla sensazione di essere avvolti dall’utero oltre che una comodità per la mamma che così può svolgere altre attività. Se di giorno si svegliano dopo mezz’ora soltanto, è importante aiutarli a riaddormentarsi, intervenendo tempestivamente, senza aspettarsi che riescano a riaddormentarsi da soli, specie se molto molto piccoli. Crescendo, è importante proporre i cambiamenti uno alla volta, in modo da dar loro la possibilità di comprenderli ed adattarsi, autorizzandosi a fare un passo indietro se, per esempio, iniziano ad accettare di riposare coricati ma richiedono di essere presi in braccio dopo un’ora per continuare a riposare.

Questo discorso è tanto più valido quanto più il bambino è piccolo e non si deve temere che abituarli a dormire a contatto, o ad essere allattati o presi in braccio ad ogni risveglio possa condizionarli a lungo termie, al contrario, via via che avranno le risorse cognitive per comprenderlo, capiranno che l’adulto risponde sempre in caso di necessità, il posto dove riposano diventerà per loro un luogo familiare e senza porre loro fretta, si sentiranno sicuri e richiederanno sempre meno l’intervento del genitore. Tutto questo con tempistiche adeguate, senza fretta, condividendo la stessa stanza di notte perlomeno durante il primo anno di vita, anche oltre se lo si desidera o lo si ritiene opportuno, in modo da far sentire in maniera forte la propria vicinanza, favorendo l’allattamento e rendendo più semplice un intervento tempestivo in caso di richiamo.

Questo nostro mondo, per loro completamente sconosciuto, tutto da scoprire, con uno stupore ed una meraviglia che solo i bambini sanno avere, va presentato con delicatezza, la stessa delicatezza di un abbraccio, del seno caldo, di una ninna nanna cantata dalla voce di mamma che, lentamente, li accompagna verso un sonno sereno.

Dott.ssa Valeria Cortese

Psicologa Perinatale, socia fondatrice dell’Associazione Culturale MA.MA

www.valeriacortese.com

 

FONTI:

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 Spontaneous Brain Activity in the Newborn Brain During Natural Sleep—An fMRI Study in Infants Born at Full Term  PETER FRANSSON, BEATRICE SKIO ̈LD, MATHIAS ENGSTRO ̈M, BOUBOU HALLBERG, MIKAEL MOSSKIN, ULRIKA ÅDEN, HUGO LAGERCRANTZ, AND MATS BLENNOW   PEDIATRIC RESEARCH Vol. 66, No. 3, 2009 

IL SONNO DEL NEONATO E I PROCESSI DI SVILUPPO –  G. Calciolari, R. Montirosso gruppo di studio sulla care S.I.N. Bari, 20 maggio 2010 Sleep Medicine Reviews, Vol. 7, No. 4, p. 321±334, 2003 

Development of fetal and neonatal sleep and circadian rhythms* 

Majid Mirmiran 1,2 , Yolanda G. H. Maas 3 and Ronald L. Ariagno 1

 CLINICAL REVIEW 

Rankl Christine – Risultati di studi effettuati dal Dipartimento di Psicosomatica Neonatale presso il Wihelminenspital di Vienna riportati in “Dorme finalmente!”

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