Mi capita spesso di visitare scuole diverse , dove vengo a contatto con metodologie didattiche e stili educativi differenti, mi sento di affermare che tutto fa educazione se e quando passa attraverso le buone prassi.

Invito spesso gli insegnanti a riflettere su questo aspetto, poiché la pedagogia, disciplina più di ogni altra deputata allo studio e all’approfondimento delle tematiche educative, quando si occupa nello specifico dell’insegnamento, si inserisce nell’ambito del “come”, ossia nella prassi educativa.

Lavorare su questo aspetto, sin dalla scuola dell’infanzia, è doveroso sempre ma, alla luce di quanto succede nelle classi di ordine superiore dove I comportamenti inadeguati sfociano addirittura in episodi di assurda violenza, diventa oggi essenziale.

Come esercitarsi?

Se vogliamo fare educazione è necessario esercitarsi in questa direzione,  favorendo I comportamenti  funzionali, contenendo quelli disfunzionali, sin dalla più tenera età.

Poichè nessuno porta con se saperi e metodi assoluti rispetto l’educazione, è fondamentale essere in grado di riconoscere il comportamento adeguato rispetto la situazione contingente,  e orientare di conseguenza.

Questa lettura  può essere condotta  solo da un insegnante competente e professionalmente preparato all’esercizio del suo ruolo.

Faccio queste considerazioni poiché sempre più spesso  nelle classi osservo  bambini disorientati, incapaci di leggere una situazione e di inserirsi in essa, ed è proprio a loro che dobbiamo rivolgerci, in modo da ridirigere il comportamento, nel rispetto delle caratteristiche (di personalità, cognitive…) di ciascuno.

Sono principalmente due i comportamenti osservati: I bambini esecutivi (pochi) e I bambini disfunzionali.

I primi eseguono facilmente le consegne delle maestre e sono quelli considerati “bravi”, che “non disturbano” e “ascoltano” la maestra. I secondi, sono quelli che non sono in grado di fare ciò che viene loro richiesto, I cosiddetti “disturbatori”.

Quelle sopra accennate rappresentano  certamente situazioni ai poli estremi di un contesto, ma che evidenziano gli errori di un insegnamento poco attento ai comportamenti. Entrambi I casi citati descrivono comportamenti inadeguati, il primo perchè basato esclusivamente sul concetto di obbedienza, il secondo sul conflitto.

I bambini, che per natura non sono obbedienti, non possiamo pensare di educarli esclusivamente attraverso l’obbedienza, è uno stile educativo che appartiene al passato. Non capisco perchè viene comunemente accettato che tutte le discipline progrediscano sperimentando nuove strategie e in ambito educativo invece, siamo scettici, nostalgici di sistemi educativi del passato, “efficaci” in altri tempi e in altri contesti.

Nuove frontiere pedagogiche

La pedagogia e con essa l’educazione così come le altre discipline, non può non evolvere e cambiare, per questo non è possibile riprodurre metodi educativi del passato, perchè non in linea con le situazioni ambientali e culturali di oggi. Oggi, ci troviamo di fronte a nuove realtà e sarà impegnativo, per tutti coloro che lavorano in questo settore, rispondere alle nuove sfide e ai nuovi interrogativi che queste ci pongono. E’ fondamentale cercare di svolgere al meglio un ruolo professionale, quello dell’insegnante, del quale è necessario avere forte consapevolezza, sia per lo sviluppo attuale sia  rispetto la ricaduta sulle generazioni future.

Dott.ssa Sonia Pagliarino

Pedagogista

www.soniapedagogista.com

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